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Dichiarazione d’amore tra echi e lamenti notturni

20 gennaio 2014

La quiete notturna, mi accarezza la stanchezza e la mente processa il passato, anche remoto, l’aula è vuota, son solo io, un pubblico ministero maligno e pungente, la difesa presenta attenuanti, azioni colpose, l’imputato è pentito e si rimette alla clemenza di Dio. Preghiere, speranze, il fischio di un treno, lo ascolto con gioia mi ricorda mio nonno, protetto dagli avi evapora l’ansia, gli occhi nel buio sfogliano il tempo, rivedo le facce che porto nel cuore, ripassando momenti, parole e morali. 

 

I flash del sonno mi spingono sul mio cuscino, di colpo un gran colpo di tosse, la Terra scoppia in un temporale, nella notte che stava calando il sipario, si riaccende la scena, le ruote di un auto schizzano l’acqua, intuisco che è tanta, mentre schiocca sulle ringhiere, crescendo di eventi impressionante. Boati e Fulmini la Terra è molto ammalata, sembra esserlo ogni giorno di più.  

Così come fa il corpo, le piante ed ogni organismo vivente, anche la Terra manda segnali, si specchia, una triste smorfia denuncia la sua impotenza, da troppo continuano fenomeni inusitati e maldestri, nubifragi, frane, uragani, gelate, un elenco nefasto di vittime e danni. 

La Terra mi parla e l’ascolto, racconta di scempi e veleni, di troppe azioni perpetrate dall’uomo scelleratamente e scriteriatamente.

Penso e mi chiedo chissà poi in quanti che come me la stanno ascoltando, son consci che siamo i colpevoli di queste gratuite torture, fatte solo per non voler proprio impostare una convivenza pacifica e non aggressiva, basata sul rispetto verso cose ed elementi con i quali potremmo stare in sintonia, accettando i doni ma senza sfruttarli con ingordigia sino a produrre scempi che impediscono alla Terra di ricostituirsi di rigenerarsi. Proseguono pianti, tremori e copiose lacrime amare.
Tossisce con un fragore di tuoni, mi scopro che ancora di mente lavoro, respingo l’idea di scioperare che il sonno propone, mi fermo ed in un attimo le scrivo questa mia dichiarazione, le dico che voglio dare ascolto al suo gemito che ridondante avvolge la natura riecheggiando per l’universo.

Non posso aspettare domani, le scrivo che ho serie intenzioni, confermo e dico che l’amo, prima che sia troppo tardi. Ho capito le dico e mi impegno, domani farò del mio meglio per coinvolgere tutti invitandoli a dimostrare quanto davvero tengono alla nostra amatissima Madre Terra.
Tuo figlio. 

Jupa Gennaio ’14

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