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Economia, Finanza e Petrodio

17 Novembre 2014

La terra ed i suoi abitanti più deboli su più fronti sono sotto attacco, sotto gli occhi di tutti segnali evidentissimi, ripetuti ed inequivocabili, in ogni dove sul pianeta eventi disastrosi e distruttivi, Tsunami, Terremoti, Uragani, Nubifragi, Frane, Grandinate, ecc..

Notevolissimi gli interessi in campo, tanto che in molti mettono in dubbio chi asserisce che questi stravolgimenti climatici sono da attribuire all’eccessivo utilizzo di energia fossile fonte di una esagerata immissione di CO2 in atmosfera, causa del cosidetto effetto serra.

Un altro fronte da non sottovalutare, peraltro certificato dalle analisi eseguite costantemente dal “Global Footprint Network”, organizzazione che calcola e determina la biocapacità globale confrontandola con l’impronta ecologica, cioè l’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria per rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana e per assorbire i rifiuti corrispondenti. Purtroppo molti non conoscono l’esistenza dell’Earth overshoot day o Giorno del debito ecologico, ovvero la giornata nella quale il fabbisogno delle nostre società sorpassa la capacità rigenerativa della Terra. I dati sono davvero impressionanti, basti considerare che nel 1987 il giorno del debito ecologico cadeva il 19 Dicembre e nel 2014 si è attestato al 19 Agosto. In metà anno abbiamo consumato le risorse che sarebbero dovute servire per tutto l’anno, dal 20 Agosto 2014 abbiamo in un certo senso usato il bancomat ecologico andando a rosso. Di questo passo si stima che nel 2050 avremo bisogno di due pianeti.

Mi son fatto una idea, che pian piano è diventata una teoria, una forte convinzione maturata dall’analisi scevra di interessi, di condizionamenti, di cinico materialismo virale di cui è ammalata la maggior parte dell’umanità mondiale. Il materialismo a mio modesto parere,  è il “Male”, un sentimento del possesso che affanna la società consumistica sino a renderla schiava di se stessa.

Analizzando come si muovono gli interessi delle nazioni, valutando serenamente e senza preconcetti la loro petrolio-dipendenza, possiamo asserire che l’altro fronte è quello delle guerre, delle invasioni, dei bombardamenti chirurgici e degli attentati, delle contrapposizioni ideologiche e religiose, fanatismi integralisti e cinici interessi capitalistici che generano aberranti azioni sempre a danno delle popolazioni più deboli. La necessità di petrolio genera tutto il peggio del peggio, decapitazioni, rapimenti, uccisioni di massa, genocidi, affama intere popolazioni indigene in aree non industrializzate del mondo, producendo inquinamento ambientale a carico del mare, della terra e dell’atmosfera.

Un materiale succhiato dalle viscere della terra nero ed appiccicoso che in me, così come in molti altri esseri umani ed associazioni, una su tutte Greenpeace,  ha creato un sentimento che io definisco Petròdio.

Non è un errore di battitura il mio, ma un vero e proprio odio che è cresciuto man mano che osservavo e meditavo sul comportamento dell’essere umano, completamente soggiogato da questo vortice pazzesco del consumismo.

Tutto sembra essere regolare e regolato da criteri scientifici, ma sono solo mistificazioni della realtà, la Finanza non ha nessun collegamento con l’Economia anche se nell’immaginario collettivo queste due parole viaggiano in parallelo, quasi in simbiosi, sebbene in realtà siano esattamente antagoniste, una all’opposto dell’altra.

Basta fare una ricerca etimologica per appurare che Economia dal greco oikosnomìa è una parola composta, dove “oikos” significa dimora e “nomìa” significa valore. Quindi “dimora di valore”, in senso metaforico luogo dove si sta in pace, dove fermarsi e godere in santa pace grazie ai valori del luogo stesso.

Parlando quindi di economia inevitabilmente dobbiamo partire dalla base, la casa e gli sprechi, la casa non da intendersi solo come abitazione o involucro edilizio, ma anche da intendersi come ambiente. L’Universo è la casa degli uomini e solo una gestione virtuosa potrà restituirci un reale benessere.

Saremo capaci di ridurre le nostre richieste? le nostre voglie?  la nostra futilità intellettuale?

Se sapremo davvero sensibilizzarci rinnovandoci e reinventandoci, iniziando a desiderare il futuro e non il presente, l’aria e non la cartamoneta, le cose semplici alle cose elaborate che comportano gioco forza un dispendio energetico, se sapremo essere ecosensibili potremo recuperare molto.

Ma tutto questo deve innescarsi immediatamente. Non possiamo permetterci di aspettare il punto di non ritorno.

Che Petròdio sia.

dalai lama

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