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Impulsi illogici

20 ottobre 2015

gattoevolpeMolti di voi ricorderanno la canzone che recitava: Quanta fretta, ma dove corri, dove vai? Se ti fermi per un momento capirai!

Direi che oggi è attualissimo il concetto, rincorrendo la materia e le sue modificazioni a volte davvero differenti solo per il colore e per una misura, per un bottone in più, una funzione, una velocità di connessione, zainetti scolastici da buttare ogni anno, mode, consumismo, una metamorfosi che purtroppo coinvolge anche il comportamento dell’essere umano.

Mi è rimasta impressa la battuta di un amico al quale avevo raccontato che mi avevano rotto lo specchietto retrovisore esterno dell’auto e della difficoltà di guida conseguente, mi rispose seraficamente: “ma come facevamo quando non avevamo gli specchietti esterni?

Questa osservazione mi è rimasta impressa, un uppercut improvviso, netto e assestato al momento giusto.Tabelline

Riflettendo sulla vita che scorre se ci pensiamo bene stiamo sempre più disabituandoci a fare cose semplicissime correndo il rischio di perdere le nostre capacità di base via via sostituite da automatismi, robot ed applicazioni varie.

Un esempio su tutti sono le tabelline a memoria che dovevamo ripetere come un mantra per ore ed ore, chissà se a scuola le insegnano ancora, tutti i quaderni sul retro le riportavano.

spremiagrumi

Devi fare una premuta di arance, devi comprare lo spremiagrumi elettrico, che oltre al costo per l’acquisto ha un costo di funzionamento, un costo energetico e di CO2 equivalente, ma lo spremi arance in vetro che usavamo quando ero ragazzo. Non va bene?

Potrei elencare tantissimi esempi di divorzi mentali da ciò che usavamo e che oggi fanno parte di una preistoria voluta dalla pubblicità e dal consumismo.

Impossibile non considerare che per fare un caffè buono ed economico io uso ancora la caffettiera antica per molti che usano macchine che mangiano cialde ed erogano una dose di caffè, solo una dose, se vuoi proprio un altro goccettino di caffè devi farle mangiare un’altra cialda, quasi una schiavitù. Io non ci sto, non intendo alimentare un consumismo inutile che distrugge un mito “La Moka”.

caffettieraOgni mattina, tutte le mattine, appena sveglio la prima cosa che faccio è aprire la finestra del cucinino, guardo il tempo e subito dopo apro la chiavetta del gas, rientro ed apro lo scolapiatti dove la caffettiera ha il suo posto fisso e consolidato,  l’abbonamento in tribuna vip. A questo punto inizia il rito, la preparazione della caffettiera da tre tazze, la asciugo con cura quasi la accarezzo con lo strofinaccio, sono le solite procedure ripetute con cura,  l’acqua appena sotto la valvola, la polvere a filo della filettatura, anche se a volte aggiungo un mezzo cucchiaino per renderlo più forte. Serrata la moka la poso con amore sul fuoco, parto con la fiamma a minimo, per poi innalzarla quando fuoriuscita tutta la crema chiedo qualche spruzzo in più di acqua per rendere il caffè più lungo. 

Perché mai dovrei privarmi del piacere di carburare da solo il mio caffè. Perdere una poesia antica, sostituendola con un gesto meccanico, mettere tre cialde in una macchina che occupa spazio, che non ritengo un’opera d’arte e neanche un oggetto d’arredo, per me è solo un impiccio, un accessorio ingombrante, un oggetto senza valore. L’opera d’arte è la Moka.

Molte questioni meriterebbero di essere approfondite ed analizzate senza turbative esterne, ma il consumismo e la pubblicità sono invadenti al massimo, impediscono di riflettere, anche di capire a volte, finendo così ad essere indotti a riempire le case di accessori, tante cose che risulteranno inutili perché acquistate d’impulso. Quando si agisce d’impulso più delle volte le logiche dei nostri antenati, basate su esperienze secolari e semplici vanno a farsi benedire.

Jupa

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